Olè.

Olè.

Vado in moto da quando ho 14 anni (anche prima se conto i giri in moto con mio babbo) è la prima volta che mi faccio un casco customizzato. 

Per chi disegna non è mai facile aversi come cliente… troppo esigente, troppe possibilità, troppo regola del calzolaio con le scarpe bucate. Ma questa volta, complice anche la fine di un digiuno da moto di 4 anni, ho deciso fosse ora di giocarci un po’ e così andando a cercare nei miei trip ho ritrovato un mondo che ho osservo da tempo con molta curiosità: I motorcycle club Giappo tipo Bōsōzoku.

Le loro officine, i loro shop, fatti da persone che hanno una gran cultura in fatto di vintage graphics in salsa americana, di moto scrambler, brat, cafè & trackers customizzate condite da un gran gusto tutto nipponico che in generale, riesce a rendere tutto molto cool senza mai essere fine a se stesso, rimescolando la street culture, la tradizione e il vintage occidentale con grande misura.

Ovviamente i caschi di questi ganzi si richiamano a quel periodo in cui le cose si facevano a mano, un po’ vernice, un po’ pvc stickers. Non troverete una t-shirt, un trucker cap, uno sticker o un serbatoio men che curati e ogni grafica ha un suo perché.

Di base è una filosofia che si rifà al concetto di pensare le grafiche fatte per funzionare, per raccontare qualcosa, per essere prodotte senza sbagliare troppo, disegnate a mano, un pre mela”c” fatto di serigrafie, pennelli fatti con peli d’orecchio di bue e buona musica in vinile come sottofondo, by night.