Vintage vectors

Continua la quarantena e continuo a riaprire vecchi files a cui cerco di dare una rinfrescatina. 6 frames che inquadrano 6 momenti ben precisi. Il carretto americano dell’hotmilk garage. Non l’avevo e quindi lo disegnai, un oggetto mitico visto solo nei film americani, l’inizio della carriera di un wheeler in salsa USA. Bellissimo. La boccetta della salsa piccante di ElectricaSalsa, un progetto che non ce la fece, dedicato almondo delle icone che comunque ho continuato a disegnare, per fortuna. Il triciclo, l’inizio in salsa Bella Italia. Il giglio Chil disegnato per gli scout del c.n.g.e.i. a rappresentare il gruppo di comunicazione che rivoluzionò per un periodo la comuniczione cartacea dell’associazione. Il plurilame di zerokw, il primo tentativo di agenzia. Anche qui il succo è rimasto. In ultimo la Camaro dell’Hotmilk Garage, la stampammo sulle shopper per comunicare il prossimo trasloco. Uno dei tanti, non l’ultimo. Il prossimo, non appena questa quarantena si concluderà.

Hot Rods ne abbiamo?

Entrare nei miei archivi digitali è davvero un’esperienza notevole. Primo, ho scarsa memoria di ciò che ho fatto (questa è roba di una quindicina di anni fa). Secondo, il digitale non ha dimensione , non ha peso, e la sua porta di ingresso è larga quanto una presa USB. Il rischio di perdere e di dimenticare è davvero troppo grosso. Terzo, considerazioni di questi giorni, disegnare “le macchinine” è forse la passione più durevole del mio percorso di disegnatore. Sarà un segno? Quarto, gli stili! Mi perdo negli stili. Ancora oggi non ho capito bene cosa mi porti a saltar di palo in frasca.

Certe cose succedono solo di notte.

Qualche anno fa ho conosciuto la famiglia Grossi, proprietaria de la Capannina, uno storico locale ritrovo per motociclisti e fatto da motociclisti. Ne è nata un’amicizia con giacomo e Lucia, con Lele Barduagni che all’epoca disegnava con me e con Filippo “Local” Contardi, una tipicità più unica che rara. Da questo l’idea di festeggiare questo ensemble con un photo moto grandprix che è il SESTOTORNANTE™ e dall’anno scorso una notturna per motociclisti romantici, il 6T, appunto.

Quest’anno il poster è toccato a me, con la direzione artistica del Mastro Contardi.

Snowwhite.

Esiste, l’ho visto e ora l’ho disegnato. Mi sono chiesto come potesse chiamarsi un spazzaneve travestito da “Bulli” (T1 volkswagen degli anni ’60). O unBulli allestito a spazzaneve? Poco importa. L’esigenza di una persona (chissà chi sarà?) di dare questa identità ad un attrezzo da lavoro dimostra ancora una volta quanto sia importante dare sfogo alle proprie visioni, mettere in moto il proprio processo creativo.

“Vorrei un Bulli.”

“Ma lavori in montagna in mezzo alla neve!”

“Embè?”

“ti servirà uno spazzaneve, altrochè Bulli!!!”

“Ah si!? A me un saldatore.”

“Snowwhite” volkswagen T1 by valvola / ca1973

L’attesa.

L’attesa è un momento importante, delicato, in cui bisogna essere pronti, ma fermi, con i muscoli tesi ma con le spalle rilassate. È un lasso di tempo tra la sensazione che qualcosa debba cambiare e la possibilità che questo avvenga con un tuo movimento. Partire senza ansia o pressione. Ma l’attesa è anche quiete, una pausa in cui, pur se con il motore acceso, ci si rilassa di fronte al mare chiedendosi se quel che avverrà debba vedere la tua partecipazione o meno. C’est la vie.

sketch biro + pennarello

Sesto tornante

Fare comunicazione in maniera appassionata vuol dire inevitabilmente legarsi con cose e persone del proprio territorio. È il caso di SESTO TORNANTE, un evento nato da un gruppo di amici e ancora prima da un’occasione di lavoro e ancora prima dal modo con cui si guarda a certe cose. Così, il sottoscritto, Emanuele Zevin Barduagni, Giacomo Grossi e Filippo Local Contardi hanno tirato su ST che ha la sua versione in notturna, il 6T. Per festeggiare cinquant’anni di un’attività storica ‘La capannina’, per raccogliere chi la moto non la tiene nel salotto, per i motociclisti sono quelli che vanno in moto, a prescindere dalla cilindrata e dall’anno del mezzo. Insomma, è una roba bella.