“THE CAR” POSTER

In Italia uscì come “la macchina nera” ma il titolo originale -al solito- era più forte e narrativamente parlando perfetto: “the car” un film del 1977 diretto da Elliot Silverstein giustamente annoverato tra gli horror e Ingiustamente trattato come un B-movie scomparve presto dalle nostre memorie, ma a mio parere, questa pellicola merita ancora oggi la giusta attenzione, senza dover per forza misurarla con altre del periodo, come “Duel” (1971, regia Steven Spielberg) o “Christine, la macchina infernale” (1983. John Carpenter su racconto di Mr. King). La Lincoln Continental Mark III demoniaca progettata -manco a dirlo- nel garage di George Barris (general lee, Red tomato, A-team van, coyote, etc.) è protagonista assoluta di un film in cui sacro e profano, road movie e horror convivono alla grande.

Questo poster sarà presto disponibile sul sito http://www.mymonkeys.it insieme a molti altri pezzi disegnati dal sottoscritto.

Prove colore.

garage73

Settimane impegnative, nuovi progetti da valutare, nuove collaborazioni da mettere in atto, mentre i progetti nel cassetto, quelli che ancora non hanno trovato una loro collocazione, ti chiedono attenzione, pretendono che tu valuti se 1) valgono qualcosa e 2)se agli altri potranno interessare e 3) cosa fondamentale, in che forma. E quella attenzione gliela devi perché ci hai investito del tempo e loro come te ci hanno creduto.

Allora ecco che giunge l’ora di riprendere uno dei tuoi vecchi file, con tatto, con delle pinze li riappoggi sul tavolo di lavoro per provare una nuova variante colore, un formato, una spruzzata di impaginazione. Questo che vedete è uno di quei file, restaurato senza super bonus. Ora siete più rilassati e potete riprendere con l’anormale amministrazione.

The Beach Girl

Allora, il gioco è questo. Entrare in un mondo di un altro continente e di un’altra era immaginando situazioni che forse non sono mai neppure esistite, ma del resto la favola è bello raccontarsela e raccontarsela bene. Tante tavole vuol dire tanti amici, bikini, birre e spensieratezza; una palette di colori che remixa le t-shirt hawaiane di Magnum P.I. e le grafiche sunset + neon anni 80 che è tutta un programma; una vecchia ford country squire parcheggiata che vuol dire “fòttesega” della fretta e dei confort moderni, insomma: spazio, lentezza e tanto romanticismo in ferro e finta radica, ma vuoi mettere? Nel nostro Garage73 non poteva mancare.

2020

Forse.

È stato un anno particolare, claro.

La pandemia ha cambiato le carte in tavola indubbiamente, per molti è diventata l’alibi per mascherare progetti fragili, crisi già insistenti e pure fallimenti conclamati. Ha svelato fuffe e potenziali ed è stata (speriamo) la surfata del secolo, dove tra cadere e restare sull’onda, la differenza la fanno l’esperienza, la reputazione ma soprattutto una dose abbondante di culo.

Questo 2020 mi ha visto di nuovo in gioco in ambito di scelte strategiche in ambito professionale, nuovi percorsi, sperimentazioni, recuperi, nuovi team su cui investire e un nuovo luogo in cui farlo. Ho caricato molto, moltissimo, ma del resto l’ho sempre fatto, credo. Chi semina raccoglie sempre. Voglio essere orgoglioso di ciò che produco, ma soprattuto del come mi pongo nel farlo. Non sono state tutte rose e oggi più che mai viaggio nella consapevolezza che la mia capacità da sola non basta, che sbaglio ancora troppo, ma che ho la capacità di apprendere dagli altri e di costruire buone relazioni.

Insomma, via così, da vero rookie, grazie di cuore a tutti quelli che ci credono come me, ci vediamo fuori dalla prossima curva, gas a martello.