La meta ed altre sciocchezze.

Dalla video intervista su bevalvola.com

Si è vero. Quando uno riesce ad innescare il proprio processo creativo, dopo sta meglio. Ma attenti, è questione di attimi, perchè poi la sfida va rinegoziata, i serbatoi della curiosità vanno di nuovo riempiti, per non creare quel ristagno pericoloso che si chiama frustrazione. Frustrazione per non averci provato, per non averci creduto, per non essere riusciti o per non essersi accorti di aver cambiato direzione o peggio di non averne alcuna.

In un tempo in cui l’incapacità di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e del proprio ruolo nella rete sociale che ci siamo costruiti intorno la fa davvero da padrona, il ruolo del creativo è duplice: innanzi tutto non arrendersi a ciò che sembra ineluttabile e poi, più importante, raccontare. Spiegare, trasmettere il gioco dell’entusiasmo. Seguire le farfalle dell’immaginazione, trasformarle in un’idea possibile e forse poi in un progetto.

Non arrendiamoci al brutto, al cattivo, all’ignorante. Ricordiamoci che ognuno di noi ha una responsabilità enorme agli occhi di chi lo guarda e ancora, dare alle proprie parole dei fatti che comprovino le nostre intenzioni non è più un dettaglio.

Nel percorso che sto facendo con il team di Officine Creative Marchigiane nella costituzione del progetto Valvola® (presto il nuovo sito sarà online) questa idea è chiara e condivisa.

L’aiuto da casa.

Dunque. Ho un nuovo progetto in zona Cesarini, tipo pronta per Natale. Nuove grafiche da t-shirt e un’idea in testa, un cantiere dove montare, provare e testare in tiratura superlimitata™. Roba mia, senza condizioni. Non riesco ancora a trovare il nome giusto, l’occasione per giocarci ancora un po’ è troppo ghiotta e non è escluso che non vi chieda un aiuto da casa. Affronterò i grandi temi a cui un t-shirt designer non può esimersi di cimentarsi, darò tipografia a ciò che mi piace. Un piccolo laboratorio per mantenere alta la voglia di giocare e fare nottata. Officine Creative Marchigiane® e Valvola® ovviamente sostengono il cantiere perchè l’unione, come è noto, fa la forza.

(sotto una sequenza di uno sketch digitale per una testa di drago, indovinate? Se viene bene sarà un dei soggetti del progetto)

Light, please.

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Ci sono momenti in cui è necessario fermarsi ed accendere la lampada.

Vuol dire essere arrivati al bivacco, vuol dire sera, vuol dire stanchezza, vuol dire rilassarsi ed avere raggiunto il tempo e il luogo per fermarsi. La lampada, come il fuoco da campo, ha il potere di creare una stanza all’aperto, diventa l’abat-jour del bosco. Un punto nel buio, che all’aperto non è mai inquietante come lo dipingono. Avere una luce su cui soffermare i propri pensieri, con cui segnalare la propria presenza è fondamentale. La lampada da campo è democratica e messa al centro dona a chi si vuol mettere in cerchio, la stessa luce. In questo autunno 2018 stanno per succedere cose importanti, la voglia di sperimentare e la lista delle cose che vorrei provare lievita come l’impasto lasciato a riposare. Tante cose da fare, ma sento che ci siamo. Tutto bene, tutto molto bene.

Sesto tornante

Fare comunicazione in maniera appassionata vuol dire inevitabilmente legarsi con cose e persone del proprio territorio. È il caso di SESTO TORNANTE, un evento nato da un gruppo di amici e ancora prima da un’occasione di lavoro e ancora prima dal modo con cui si guarda a certe cose. Così, il sottoscritto, Emanuele Zevin Barduagni, Giacomo Grossi e Filippo Local Contardi hanno tirato su ST che ha la sua versione in notturna, il 6T. Per festeggiare cinquant’anni di un’attività storica ‘La capannina’, per raccogliere chi la moto non la tiene nel salotto, per i motociclisti sono quelli che vanno in moto, a prescindere dalla cilindrata e dall’anno del mezzo. Insomma, è una roba bella.

 

Ciao 2018.

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Non è finita. Non è proprio come l’avevo pensata. Ma questa volta va bene così. Il senso c’è, i tempi pure. Un pick up robusto, datato ma affidabile, a rappresentare officine creative marchigiane, che porta sul cassone una moto a rappresentare valvola, un mezzo leggero, divertetente, customizzato, che ancora non viaggia da solo. Più in là un “vecchio suzukino”. Lento, cocciuto, con grossi limiti ma specifiche chiare. Lo so, un po’ presuntuoso, ma il tempo scorre e non abbiamo tempo di menarcela troppo.