Il Signor Bianconiglio.

Il Signor Bianconiglio è un gran personaggio e i ragazzi di FarnetoLab l’hanno scelto come brand per raccontare il mondo del regalo handmade e delle personalizzazioni per feste ed eventi dedicate alla famiglia e agli amici. Una collezione di oggetti disegnati e realizzati da loro, grazie al background che il laboratorio e l’esperienza maturate in FarnetoLab un laboratorio artigianale di stampa e taglio, con una grande capacità di creare e progettare su carta, legno e vinile adesivo orientandosi verso le imprese, i professionisti e oggi con il Signor Bianconiglio, anche ai privati.

Con loro sto progettando la nuova brand identity del negozio e il primo soggetto partorito è proprio lui: il Bianconiglio.

2020

Forse.

È stato un anno particolare, claro.

La pandemia ha cambiato le carte in tavola indubbiamente, per molti è diventata l’alibi per mascherare progetti fragili, crisi già insistenti e pure fallimenti conclamati. Ha svelato fuffe e potenziali ed è stata (speriamo) la surfata del secolo, dove tra cadere e restare sull’onda, la differenza la fanno l’esperienza, la reputazione ma soprattutto una dose abbondante di culo.

Questo 2020 mi ha visto di nuovo in gioco in ambito di scelte strategiche in ambito professionale, nuovi percorsi, sperimentazioni, recuperi, nuovi team su cui investire e un nuovo luogo in cui farlo. Ho caricato molto, moltissimo, ma del resto l’ho sempre fatto, credo. Chi semina raccoglie sempre. Voglio essere orgoglioso di ciò che produco, ma soprattuto del come mi pongo nel farlo. Non sono state tutte rose e oggi più che mai viaggio nella consapevolezza che la mia capacità da sola non basta, che sbaglio ancora troppo, ma che ho la capacità di apprendere dagli altri e di costruire buone relazioni.

Insomma, via così, da vero rookie, grazie di cuore a tutti quelli che ci credono come me, ci vediamo fuori dalla prossima curva, gas a martello.

Fuck2020, il poster Calendar 2021

Per dirvi che poteva andare meglio, ma che poteva andare anche molto peggio. Per dirvi grazie e per dirvi di tenere sempre il rock and roll appàlla. È stato un anno intenso, strano, lungo, doloroso a tratti e sorprendente, sempre. Un anno che ci ha messo di fronte a tutti i nostri limiti e pure alle nostre capacità. Ne usciremo migliori? Non lo so. Ne usciremo più forti? Forse, ma la speranza e di uscirne cambiati, motivati e più appassionati. Buon ventiventuno, così umilmente, toccando ferro per non sbagliare, che ancora ci sono 20 giorni… e vuoi mai!

Ah. Ne volete uno? 50 pezzi. 15 già andati. In via urbino n.8, a Pesaro.

il poster calendar 2021

La mappa del Bianchello del Metauro.

la mappa illustrata

Premessa.

Questo è uno di quei progetti che mi era rimasto davvero sullo stomaco. Un potenziale enorme, nato e cresciuto nel modo giusto e poi -puff!- dimenticato in qualche scatolone. La mia storia con i produttori del Bianchello del Metauro (unicità della valle che si estende dall’appennino al mare fanese) nasce qualche anno fa grazie a Luca Avenanti di Terracruda e Mattia Marcantoni de il Conventino, che mi vollero coinvolto in un progetto di “consorzio” dei rustici e prudenti produttori del vino che fece impazzire pure i Cartaginesi. A coordinare il tutto un’instancabile Sara Bracci, purtroppo non più tra noi, oltre ad un insondabile IMT (Istituto Marchigiano di tutela vini).

www.bianchellodelmetauro.it

Il progetto era lineare: mettere i produttori su una info mappa che potesse raccontare cos’è e dov’è la Valle del Metauro, un territorio intriso di valori unici, ancora troppo poco conosciuto al mondo, forse un po’ anche per la gelosia di chi vuole preservare la propria terra da nuove invasioni. Insieme a loro, in quella mappa, un marchio che desse una faccia a questa identità consorziale.

www.bianchellodelmetauro.it

Portammo a casa tutto, mappa e marchio (uno dei miei preferiti) ma poi il progetto non decollò, nonostante una distribuzione via rivista di settore. Non c’è nulla di più fastidioso per un “disegnatore di idee” che vedere un’ottima idea morire insabbiata tra dubbi, diffidenze e cecità politica. Correva l’anno 2013.

Asdrubale

Una telefonata.

Un bel giorno, sul sentiero italia proprio sopra la massa trabaria, mi arriva una chiamata: “ma la mappa del Bianchello l’avevi disegnata tu?”. La faccio breve. In pochi mesi il progetto è stato totalmente ricostruito da zero. Con il coordinamento di Silvia Veroli della Camera di Commercio Marche, il rinato progetto prevede un ottimo sito web curato da Omnia Comunicazione (www.bianchellodelmetauro.it) e la nuova mappa, un prodotto EXMAPS™, la “mia” nuova creatura.

Mappa completamente ridisegnata dal sottoscritto, rivista nei contenuti sviluppata con il supporto di Nico Polidori, con la trasposizione su mappa web, grazie al supporto di Luca Barbadoro, abile domatore di tecnologie open street map e QGIS.

Credo sia davvero un ottimo lavoro poichè nella versione web troverete ulteriori contenuti audio ad arricchire il tutto: storie scritte da Silvia Veroli e recitate dal prof. Giorgio Donini. (disponibili anche sulla pagina you tube di came com Marche) A primavera anche la versione cartacea della mappa vedrà la luce, non appena questo periodo strano ci permetterà di usarla come si deve.

il restyling del marchio

Questo sarà un ottimo progetto di storytelling ragionato e basato su realtà che ne daranno ulteriore valore, il resto lo dovete fare voi venendoci a trovare!

Trentaduedenti

Alessia Morelli non è un’igienista dentale come le altre. A dire il vero non è mi era mai capitato di incontrarne una che mi chiedesse una t-shirt graphic a mo’ di strumento per promuovere i contenuti del proprio lavoro. Ma andiamo per gradi: innanzi tutto il suo nickname è #trentaduedenti e già questo dettaglio dovrebbe farvi capire che siamo ben lontani dalla norma. Trentaduedenti è una dichiarazione, è il modo in cui lei prende contatto ed è anche il vantaggio che inevitabilmente porterai a casa affidandoti alle sue cure. Ma nel suo mood c’è quello di sorridere e di divulgare, ben conscia del fatto che un’igienista dentale è un ruolo per i più, davvero indefinito. E allora ecco il claim: ADOTTA UN’IGIENISTA DENTALE. Chevvelodicoaffà. Andate a cercarla sul digital –> youtube + instagram + web

Far10

Ford Transit 1971 – SuperVan

Nel casino di queste settimane dense di progetti che riaffiorano, si incrociano, si sovrappongono mi ero completamente dimenticato di pubblicare questa illustrazione vettoriale dedicata ai 10 anni di Far Impresa Edile. Ovviamente la scelta del furgone “pimpato” è stata definita perchè il soggetto somigliasse al Far, che dell’impresa è capo e lavoratore. Il ford transit 1971supervan è un esperimento di cui potete leggere qui, la base è un transit del ’64, se non ricordo male, con la giunta di un V8 di una GT40. Io ci ho aggiunto un po’ di colore, un po’ di adesivi e una tavola da surf. Questo disegno entrerà a far parte del progetto “garage73” di cui avete già intravisto qualcosa, ma insomma, non posso dirvi sempre tutto tutto.

La buona notizia? Abbiamo fatto anche le t-shirt. La cattiva Ne sono rimaste 5.

Perchè si cammina?

Sembra un fuori tema, ma in realtà coltivare le proprie passioni è un fattore fondamentale per tenere pieni gli archivi dell’immaginazione. In questo settembre ho incontrato i ragazzi di va’Sentiero (guardatevi il loro sito!) e di Happennino, due realtà fantastiche su cui punto molto.

Quindi: perchè si cammina?

Lasciamo da parte l’aspetto ovvio della salute. Camminare fa bene. Mantiene il fisico in condizione ottimale e porta a cercare un’alimentazione equilibrata in linea con l’esercizio: essenziale, stagionale e ragionata.

Camminare con lo zaino in spalla è un esercizio d’essenzialità. Poche cose con te. Per coprirti, dormire, mangiare, magari prendere appunti. Nulla che ti costringa ad un attacco “elettrico”. Esiste solo una regola: porta ciò che le tue spalle riescono a sostenere. Camminare in compagnia è un laboratorio sociale. Ci si dividono i “pesi in comune”, si tiene il passo del più lento, ci si lascia prendere dalle altrui meraviglie, la stanchezza sgrassa il surplus e lascia l’essenza del dialogo, la voglia sana di comunicare, ci regala il tempo di conoscere meglio chi ci sta accanto.

Per questo la scelta dei compagni di viaggio è fondamentale. Camminare può mettere in crisi, quando lo zaino diventa più pesante. La lentezza del cammino dovrebbe essere un corso di laurea. Concede il tempo e spazio per osservare le cose attorno a te e di pensare liberamente. La lentezza ossigena il cervello e i pensieri, anche quelli più pesanti.

Il cammino è un’esperienza unica che ti insegna e ti fa vedere cose che altrimenti non potresti mai vedere, figuriamoci apprezzarle. Ma per camminare ci vuole un motivo, il tesoro dei pirati, la vetta dello scalatore, la meta per il giocatore di rugby. Vi racconto i miei sull’appennino e sul Sentiero Italia.

Le foreste.

Camminare nelle foreste è una magia. Migliaia di storie ascoltate hanno come elemento comune la foresta, c’è quella millenaria del Casentino (marche, toscana e romagna) che porta con se stupori e timori legati a sentimenti atavici dell’uomo, che della foresta si è alimentato, protetto, difeso e che poi tristemente ha distrutto e abbandonato.

I monasteri.

Il S.I .collima per un lungo tratto dell’italia centrale con il GEA, Grande Escursione Appenninica e con il cammino di San Francesco, lungo il quale si trovano monasteri che sono luoghi che ti avvicinano se non a Dio, sicuramente alla terra e al cielo. tra gli altri quello della Verna, immerso nelle foreste già citate del Casentino e un’altra lunga serie di cui alcuni abitati ed alcuni in cerca di un custode, come l’Eremo di Cerbaiolo (1216), appoggiato su una gigantesca roccia, che lo affaccia sull’umbria e la toscana. vicino a Pieve Santo Stefano. Un luogo mistico.

Le persone.

Quelle che sono con te.Quelle che ti vedono attraversare i loro luoghi, con un misto di curiosità e diffidenza. Che ti riempiono la borraccia se le fonti sono asciutte e ti indicano cose che una cartina non potrebbe mostrarti. Quelle che incontri sul e che pur non conoscendole sai che condividi con loro un sacco di cose importanti. Accoglienza, condivisione, confronto diventano elementi concreti e non parole vacque con chui sciaquarsi la bocca.

I luoghi.

Bellissimi, misteriosi, organizzati (come il museo del diario) abbandonati, curati, costruiti da mani che non conoscerai mai. Tettoie che ti offriranno un riparo dalla pioggia, un fazzoletto di prato in cui montare la tenda o dove stendere il sacco a pelo e vedere uno dei più belli spettacoli della natura: il cielo stellato. Insomma, l’appennino camminato è una continua scoperta di storie, non ultima il passaggio di Leonardo sul passo sopra a Lamoli per curiosare dei segreti della tinta blu. Quindi camminare stanca, rilassa, educa e seleziona. È un atto fisico che fa cultura se si impara a guardare oltre a quello che si vede.

Alcuni di questi scorci faranno parte del set di poster “Lungo La Strada”.