Arbàlta.

Insomma, non è un segreto: trovare i giusti ingredienti e sposarli insieme nelle giuste dosi, con i giusti tempi non è cosa di tutti. Eppure la condizione che si crea è fondamentale per chi come me è alla continua ricerca di stimoli e confronti con le persone che guardano alle cose “con gli occhi degli innamorati” (cit. Filippo Polidori). Avere argomenti, saperli trasmettere, costruire progettualità sono i grandi temi che ci accompagneranno nei prossimi mesi e ne prossimi anni. Competenze, comunicazione, capacità di lavorare in team e immaginazione sono gli strumenti fondamentali per chi vuole costruire un futuro possibile nella propria professione, soprattutto se legata al proprio territorio di riferimento.

In questa edizione di Happennino ancora una volta abbiamo avuto la possibilità di vivere tutto ciò, in maniera molto reale e oserei dire con sano ottimismo. Difficile riassumere tutto, certe cose davvero vanno vissute, ma una cosa che ho imparato ve la voglio passare ed è una parola (a cui prima o poi darò la giusta forma grafica)

È una parola dialettale, una di quelle che per spiegarla in italiano non trovi il termine giusto. Da una breve ricerca ne ho trovate tracce anche in altri dialetti, ma il succo non cambia. Non è un’esclamazione ma un affermazione che non ammette repliche. C’è una variante in forma di “velata” minaccia (t’arbàlt’) ma non è il nostro caso. La situazione happennino ha fatto si che, in un contesto magico come quello di una corte nel centro storico di Mercatello sul Metauro (provincia di Pesaro Urbino, sulla strada che da Urbania va verso la Massa Trabaria) all’assaggio di una focaccia con la cipolla dello chef Roberto Dormicchi in arte TrigliaDiBosco in tandem con un bicchiere di Campodarchi di Terracruda e una ricotta di Cau & Spada qualcuno abbia sentenziato: “Arbàlta.” Applauso a scena aperta, sipario!

arbàlta

Chi c’era:

I ragazzi di Happennino, Wonder Grottole, Mente Nomade, Vittoria di Terracruda. Emilio di Cau & Spada, Roberto “triglia di bosco”, il direttore di Lonely Planet Italia, Vanity Fair, Vasco Feligini di Glocal Guides”, Agnese di Gentil Verde, Filippo Polidori di Polidori & partners, I Briganti di Cerreto e tante tante persone curiose.

Perchè si cammina?

Sembra un fuori tema, ma in realtà coltivare le proprie passioni è un fattore fondamentale per tenere pieni gli archivi dell’immaginazione. In questo settembre ho incontrato i ragazzi di va’Sentiero (guardatevi il loro sito!) e di Happennino, due realtà fantastiche su cui punto molto.

Quindi: perchè si cammina?

Lasciamo da parte l’aspetto ovvio della salute. Camminare fa bene. Mantiene il fisico in condizione ottimale e porta a cercare un’alimentazione equilibrata in linea con l’esercizio: essenziale, stagionale e ragionata.

Camminare con lo zaino in spalla è un esercizio d’essenzialità. Poche cose con te. Per coprirti, dormire, mangiare, magari prendere appunti. Nulla che ti costringa ad un attacco “elettrico”. Esiste solo una regola: porta ciò che le tue spalle riescono a sostenere. Camminare in compagnia è un laboratorio sociale. Ci si dividono i “pesi in comune”, si tiene il passo del più lento, ci si lascia prendere dalle altrui meraviglie, la stanchezza sgrassa il surplus e lascia l’essenza del dialogo, la voglia sana di comunicare, ci regala il tempo di conoscere meglio chi ci sta accanto.

Per questo la scelta dei compagni di viaggio è fondamentale. Camminare può mettere in crisi, quando lo zaino diventa più pesante. La lentezza del cammino dovrebbe essere un corso di laurea. Concede il tempo e spazio per osservare le cose attorno a te e di pensare liberamente. La lentezza ossigena il cervello e i pensieri, anche quelli più pesanti.

Il cammino è un’esperienza unica che ti insegna e ti fa vedere cose che altrimenti non potresti mai vedere, figuriamoci apprezzarle. Ma per camminare ci vuole un motivo, il tesoro dei pirati, la vetta dello scalatore, la meta per il giocatore di rugby. Vi racconto i miei sull’appennino e sul Sentiero Italia.

Le foreste.

Camminare nelle foreste è una magia. Migliaia di storie ascoltate hanno come elemento comune la foresta, c’è quella millenaria del Casentino (marche, toscana e romagna) che porta con se stupori e timori legati a sentimenti atavici dell’uomo, che della foresta si è alimentato, protetto, difeso e che poi tristemente ha distrutto e abbandonato.

I monasteri.

Il S.I .collima per un lungo tratto dell’italia centrale con il GEA, Grande Escursione Appenninica e con il cammino di San Francesco, lungo il quale si trovano monasteri che sono luoghi che ti avvicinano se non a Dio, sicuramente alla terra e al cielo. tra gli altri quello della Verna, immerso nelle foreste già citate del Casentino e un’altra lunga serie di cui alcuni abitati ed alcuni in cerca di un custode, come l’Eremo di Cerbaiolo (1216), appoggiato su una gigantesca roccia, che lo affaccia sull’umbria e la toscana. vicino a Pieve Santo Stefano. Un luogo mistico.

Le persone.

Quelle che sono con te.Quelle che ti vedono attraversare i loro luoghi, con un misto di curiosità e diffidenza. Che ti riempiono la borraccia se le fonti sono asciutte e ti indicano cose che una cartina non potrebbe mostrarti. Quelle che incontri sul e che pur non conoscendole sai che condividi con loro un sacco di cose importanti. Accoglienza, condivisione, confronto diventano elementi concreti e non parole vacque con chui sciaquarsi la bocca.

I luoghi.

Bellissimi, misteriosi, organizzati (come il museo del diario) abbandonati, curati, costruiti da mani che non conoscerai mai. Tettoie che ti offriranno un riparo dalla pioggia, un fazzoletto di prato in cui montare la tenda o dove stendere il sacco a pelo e vedere uno dei più belli spettacoli della natura: il cielo stellato. Insomma, l’appennino camminato è una continua scoperta di storie, non ultima il passaggio di Leonardo sul passo sopra a Lamoli per curiosare dei segreti della tinta blu. Quindi camminare stanca, rilassa, educa e seleziona. È un atto fisico che fa cultura se si impara a guardare oltre a quello che si vede.

Alcuni di questi scorci faranno parte del set di poster “Lungo La Strada”.

Remind

Quando Valvola® incontra Filippo Magnini possono succedere cose strane, come ad esempio fare in modo che un’idea covata per tanto tempo diventi realtà, È il caso di Remind® know to win, un’idea di ReMagno che si condensa in una possibilità per i ragazzi che vogliano approfondire aspetti fondamentali legati al mondo dello sport e del nuoto: tecnica, nutrizione e respiro. Con l’art direction di Lorenzo Gostoli, senior di Officine Creative Marchigiane, ho realizzato il brand che marcherà il tour che la crew di Remind farà per tutta Italia.

Certe cose succedono solo di notte.

Qualche anno fa ho conosciuto la famiglia Grossi, proprietaria de la Capannina, uno storico locale ritrovo per motociclisti e fatto da motociclisti. Ne è nata un’amicizia con giacomo e Lucia, con Lele Barduagni che all’epoca disegnava con me e con Filippo “Local” Contardi, una tipicità più unica che rara. Da questo l’idea di festeggiare questo ensemble con un photo moto grandprix che è il SESTOTORNANTE™ e dall’anno scorso una notturna per motociclisti romantici, il 6T, appunto.

Quest’anno il poster è toccato a me, con la direzione artistica del Mastro Contardi.

Periodo molto intenso.

Eccomi, ci sono!

È un periodo molto intenso. Stiamo preparando la collezione di t-shirt e felpe VALVOLA® 2020 (tanta roba!) Nel contempo cerchiamo di gestire l’effetto deflagrante che VALVOLA® e VALVOLA ON AIR stanno provocando rispetto a nuove connection e quindi, nuovi progetti! Ma non solo: A brevissimo lanceremo il SESTO TORNANTE della Capannina, il SONS OF A BEACH 2019 di cui curerò personalmente le locandine, la prima in combo con EB85. Una nuova mappa in salsa pesarese; tre progetti TOP SECRET di cui uno a pedali e due in cotone stampato in tiratura super limitata. In lavorazione la t-shirt per i BROONO, un duo supersonico che dovete assolutamente ascoltare, la t-shirt FAR 2019 e poi il CONVENTINO DI MONTECICCARDO e NOSTRANO, poi una cover per una canzone super pop e in forno, proprio in queste ore, una t-shirt VALVOLA per i partecipanti al SIOS 2019 con STARTUP ITALIA e Marco Montemagno. Massima accellerazione, con il sostegno e la collaborazione di VALVOLA® e OFFICINE CREATIVE MARCHIGIANE.

Poi c’è la normale amministrazione.

Aiuto.

Gradara Beer Fest

Grazie alla relazione con Officine Creative Marchigiane, abbiamo stretto una collaborazione con la nascente associazione dei Ristoratori del centro storico della città, con il fine di garantire una comunicazione coordinata per tutti gli eventi che il gruppo organizza con la collaborazione della pro loco locale.

La scelta “di rottura” è un’immagine pulita, evocativa e forse un po’ romantica, in contrasto con la comunicazione dei grandi eventi che la città ospita. La flat illustration trova giustizia in questi utilizzi in cui, il target e la “statura” dell’evento devono essere chiari.

GRADARA-BEER-FEST-2018_A3

Ritrovamenti

 

PASQUAMOSTRO

I laboratori di manualità sono uno strumento formidabile per raccontare nei fatti quanto sia importante non farsi condizionare dalle proprie carenze tecniche, l’esigenza del fare renderà poi più semplice acquisirle. Per questo, nella sede di un nostro storico cliente abbiamo attivato -diverso tempo fa- un’esperienza di collage “creativo” per immaginare quale mostro potrebbe celarsi dentro ad un uovo di pasqua.

Pesaro Bicycle Fest.

Prima prova da co-progettista per un piccolo evento con grandi mire. Grazie al sostegno di Officine Creative Marchigiane e del Comune di Pesaro e la collaborazione di Opera Maestra ho realizzato il sogno di un bicycle fest in città. Un evento che unisce tecnica, gioco, passione per il mezzo più ecologico del mondo. Gli obiettivi sono quelli di diffondere la cultura della bici come mezzo di trasporto a 360 gradi. Non potevo non curare anche la parte visual. Ecco il poster!

Pesaro-Bicycle-Fest-comunicato

Carlo60

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Ci sono delle cose speciali. Come un compleanno di una persona che “l’è ‘n sogèt” (è un soggetto). Perché? Innanzi tutto è un cultore di t-shirt design e già questo basterebbe. Poi perché non te la manda a dire. Poi perché ama il rock, e poi perchè ha una compagna che questa maglietta l’ha voluta. Insieme si sono inventati un lavoro a forma di furgoncino francese, dove puoi farti due chiacchiere sane ascoltando buona musica e mangiando dei panini che sono un estratto del nostro territorio, che la metà basta. www.ilfurgoncino.it. Loro sono Carlo e Laura, il furgoncino è un TIPE H del 1947. La t-shirt invece è in tiratura limitata.

 

Chi conosce Carlo dice che ci assomiglia. Lo stile del tratto l’ho ripescato dai cartoon cult anni 50/60. Non garantisco sulla traduzione dal giapponese che dovrebbe essere “lascia andare”, che è un must di Carlo che come ho già detto, per fortuna, non te la manda a dire.