Triglia di Bosco.

Triglia -al secolo Roberto Dormicchi è un appassionato di cucina, non un “semplice” chef e sapete perché? Perché è curioso, preparato nel suo mestiere e non si accontenta di fare (e farlo bene). Quello che fa lo insegna e lo comunica, facendo leva sul suo background e sul nostro territorio, che poi forse, alla fine… è la stessa cosa. Qui sotto una cosetta che mi ha chiesto da inserire nei suoi pacchi di Natale. Ah, una cosa fondamentale: l’ho conosciuto grazie al trio di happennino. Perché le cose non succedono mai per caso, ma per passione e curiosità di qualcuno.

Pause estive a colori.

Da queste le pause estive non sono mai stop veri e propri, semmai dei forti rallentamenti in cui riprendere ossigeno e concedersi più tempo per pensare ed osservare. Poi va da se che le cose alimentate riprendono vigore e tocca vederle bell’èffatte per capire se funzionano o no, certo è che questo set di illustrazioni su cui sto lavorando da un paio d’anni hanno un forte potenziale, ma si sa il troppo è come il poco, come dicono qui da noi e poi finché non le fai, non lo sai.

È il caso di Lungo La Strada, un progetto su cui mi sto alambiccando da un po’ perché mi mette in gioco su due temi forti, ovvero il content, il racconto del territorio, tema che mi sta molto a cuore (le cose preziose vanno gestite con moooolta cura) e il pacchetto stile e tecnica con cui realizzare il tutto, ci sto girando in tondo da un po’ ma ancora qualcosa mi sfugge.

Ecco, nella pausa estiva ho guardato le forme e i colori che sono due mondi che “ciao ti saluto”. Nelle prime cerco una sintesi, nei secondi il respiro e l’intenzione… che bega.

The Beach Girl

Allora, il gioco è questo. Entrare in un mondo di un altro continente e di un’altra era immaginando situazioni che forse non sono mai neppure esistite, ma del resto la favola è bello raccontarsela e raccontarsela bene. Tante tavole vuol dire tanti amici, bikini, birre e spensieratezza; una palette di colori che remixa le t-shirt hawaiane di Magnum P.I. e le grafiche sunset + neon anni 80 che è tutta un programma; una vecchia ford country squire parcheggiata che vuol dire “fòttesega” della fretta e dei confort moderni, insomma: spazio, lentezza e tanto romanticismo in ferro e finta radica, ma vuoi mettere? Nel nostro Garage73 non poteva mancare.

Pause.

È indubbiamente arrivata l’ora di una pausa.

L’altro giorno facendo due conti con il buon Nico Polidori (guardatevi il suo portfolio va là, che merita) ci siamo accorti che con questo scherzetto del covid è quasi un anno e mezzo che non ci fermiamo più… e dire che anche prima non scherzavamo nulla, eh.

È staro un periodo lungo, intenso, strano, a tratti immerso da una nebbia da non scorgerci più l’immediato futuro. Un tempo in cui ho lavorato un po’ per il pane e un po’ tanto per il prossimo futuro, mettendo nero su bianco alcuni prodotti per la comunicazione e alcune strategie su cui ci piacerebbe lavorare… e a unire un po’ di puntini sparsi per il percorso, che non guasta mai. Investire sul futuro è un lavoro che fa stare tesi, perché il risultato possibile ce l’hai tu in testa e chi si fida di ciò che pensi. È un lavoro logorante nel pensiero che ciò che stai elucubrando potrebbe anche non funzionare, per dire.

Ma forse siamo stati bravi (ovvio, non sono da solo) o forse fortunati e questo investimento ora sta cominciando a tornare. Siamo pochi ma giusti e con le idee chiare, ma… io davvero ora non ne ho più. Gli interessi di questa annata complicata (non solo al lavoro) si sono fatti sentire tutti d’un colpo e mi sono venuti addosso come un lottatore di wrestling oversize. M’ha preso così forte che quasi non sono riuscito a godermi i bei lavori fatti ultimamente.

Non mi capita spesso di andare al tappeto ma vedi che a volte le cose campate in aria ti vengono in aiuto e questa volta a soccorrermi c’è un viaggio in terra francese, verso Bordeaux, con la scusa di accompagnare mia figlia Agata dalla sua gemella d’oltralpe, faccio bagaglio e mi macino un po’ di chilometri on the road. L’obiettivo è quello di riposarmi, di raccogliere nuovi stimoli, riordinare le idee e andare a trovare, tra qui e là, alcuni amici che non abbraccio da troppo tempo.

Quindi dal 9 al 15 luglio non risponderò alle mail, ai WU e al telefono. Voi scrivetemi, io leggerò (forse) ma vi risponderò dopo, con calma. Non andrò con un vecchio land rover del ’59, ma il mezzo rende bene il mood: con calma e dappertutto.

PAUSE.

D’appennino e altre certezze.

Qualche anno fa ho avuto la fortuna di incrociare sulla mia strada i ragazzi di Happennino: Vittoria, Francesco e Andrea. Happennino è un festival diffuso con l’obiettivo di portare il bello conosciuto e selezionato nel bello locale, davvero ancora troppo poco conosciuto. A pensarci bene non è stata proprio fortuna ma piuttosto l’attitudine sviluppata nel cercare elementi da aggregare in un pensiero che da un pezzo mi girava in testa, ovvero riuscire a vivere e raccontare i luoghi magici che, abbandonate le colline di Urbino, si estendono nell’entro terra verso l’appennino. Il viaggio ideale nell’Italia centrale è proprio questo, una salita dalle linee orizzontali del mare verso le sinuose curve delle colline, per approdare poi ai profili dei nostri monti: I sassi Simone e Simoncello, il Carpegna, il Nerone e il Catria, lo Strega, il Cucco, il Pietralata e il Paganuccio con la loro favolosa Gola del Furlo.

La magia dei luoghi ameni si sa è un connubio tra ciò che vedi e che senti e tutto ciò che in quei luoghi è successo. Se avrete la voglia di passare di qua vi consiglierò personalmente tre guide speciali: Vasco Feligini di Glocal guides, Max Pax e Gianluca Panareo che riusciranno con i loro racconti a farvi vedere anche ciò che apparentemente è invisibile ai più. Ma torniamo all’appennino e ad Happennino. Conosco bene quei luoghi o forse dovrei dire che loro conoscono me perché ogni qualvolta che li visito hanno su di me un potere terapeutico. Mi tranquillizzano, mi ospitano e mi danno quegli spazi necessari a rimettere a posto le idee.

I ragazzi di Happennino come me sentono quei luoghi e hanno saputo con il loro festival intercettare tante sapienze locali e non per renderli più chiari ai più. Ma sono anche riusciti a intercettare sponsor e partner coerenti con il racconto e attenti al perchè di questo festival. Guarda caso ho ritrovato in quel festival personaggi da sempre attenti a fare cultura, ovvero sia ad apprendere per il gusto di arricchirsi e per aver nuove storie in cui contestualizzare la loro, con tutta questa bellezza che è l’alta marca. Emilio Spada di Cau e Spada, il pastore poeta; Vittoria e Zeno Avenanti di Terracruda, Roberto Dormicchi alias Triglia di Bosco, Filippo “food guru” Polidori, Angelo Yezael Cruciani e davvero tanti tanti altri.

Insomma. Il primo anno ho seguito Happennino sui social e mi sono mangiato i gomiti per non esserci stato, ma quell’osservazione mi ha fatto capire che il mood era quello che cercavo da un po’, la loro visione, il loro tatto, la loro capacità di scegliere mi ha convinto fossero gli interlocutori giusti per riaccendere quell’idea di racconto del territorio tramite le esperienze e le persone, sia di oggi che di ieri. Con loro ho conosciuto i ragazzi di Va’Sentiero e ho capito Il secondo anno mi sono offerto come driver, avendo la fortuna di portare d Pesaro a Sant’Angelo in Vado una responsabile di Air BnB Italia a cui ho raccontato quasi tutto ciò che sapevo trovando in lei lo stupore nello scoprire questa fetta di mondo così poco conosciuta e stupendomi a mia volta che un’esperta di territori e business fosse rimasta disarmata di fronte a storie che parlano di Federico da Montefeltro, Leonardo e guarda un po’ anche Dante.

Ed eccoci al dunque. I ragazzi di happennino lanciano un nuovo evento diffuso: L’appennino di Dante, pane lingua spirito. Hanno scelto me per disegnare la loro idea e questo mi onora perchè so che è la visione che crea la possibilità di fare qualcosa di forte. Ma insomma, seguiteci, veniteci a trovare scoprirete un mondo. A breve, le date.