Il pensatore.

Se vi va, nelle prossime settimane vi racconterò qualcosa relativamente a due grandi temi: la comunicazione e il processo creativo, percorsi troppo spesso legati solo a chi fa mestieri artistici o creativi ma che in realtà riguardano tutti noi, sin dalla più tenera età poiché, questi”processi”, ci servono a trovare soluzioni, a costruirci delle opinioni e a comunicare. Ma soprattutto ci servono a stimolare la nostra curiosità e quindi ad imparare a fidarci del nostro intuito che diventerà il collante per unire elementi nuovi o esistenti raccolti o recepiti e ci permetterà di visualizzare buone soluzioni. La comunicazione, va da se, ha radici molto antiche, quasi quanto l’uomo e la sua necessità di identificarsi e di raccontarsi.

Con una forma pop e molto accessibile proverò a raccontarvi ciò che so in queste materie e vedrete, scopriremo cose molto interessanti.

I motivi per cui lo faccio sono due. Il primo è che raccontare il dietro alle quinte della mia professione credo sia molto più interessante che vedere dei “lavori” finiti e far capire che il vero lavoro di un visual designer non é saper disegnare, ma é saper osservare, raccontare e poi, alla fine, mettere “su carta”.

Il secondo motivo é che la creatività é di tutti, se ne sei consapevole la puoi allenare, se la alleni acquisisci ossigeno e fiducia. Un creativo é un pensatore e ognuno di noi, che sappia disegnare o meno, è in pensatore e ha bisogno di costruire delle soluzioni, delle risposte.

“la creatività come capacità di unire elementi preesistenti in combinazioni nuove, che siano utili” Henri Poincoré, matematico.

Garage73, poster set n. 2

poster set n.2

Altro giro, altro regalo! In stampa anche i primi 3 poster 70×100 della serie GARAGE73, l’inizio di una lunga serie di poster con le mie elucubrazioni grafiche. FAR, un poster dedicato al mitico Ford Transit, agli spazi aperti e alla libertà. Poi c’è il FUCK TR*MP già raccontato in un altro articolo e quindi il TRACKS, un omaggio a due mezzi speciali: il beetle e la raleigh chopper… tutta roba anni 70.

Per ordini e informazioni: cristianoandreani1973@gmail.com

Lungo la strada, poster set n.1

poster set n.1

Le prime copie del primo set del progetto sono in stampa. Un progetto coltivato per molto tempo prende forma di poster “da casa” ma prossimamente vedrà sviluppi interessanti nel racconto qualificato del nostro entroterra. Lo farà con tipico.tips, con happennino e con una collaborazione di cui ancora non posso svelare i dettagli. Il set si arricchirà di nuovi elementi e nuovi scorci che potrete notare solo se, lungo la strada, vi fermerete un attimo ad osservare.

Per info e ordini: cristianoandreani1973@gmail.com

Fuck Tr*mp.

Poster 50×70

Chi fà comunicazione dovrebbe prendersi la responsabilità di dire bene ciò che pensa. Anche se il pensiero é semplice, come in questo caso. Grande visibilità, Grande responsabilità. Ogni gesto, ogni parola dovrebbero essere commisurate dal presidente di una delle più grandi nazioni del mondo. Invece no, il più grande cafone della terra dà spettacolo e viene imitato anche dai mediocri nostrani.

Fuck, Mr. president.

Quando finisce un progetto?

Questa mattina mi sono svegliato con questa domanda in testa. Quando finisce un progetto? Siccome “sto’gnurande” mi sono andato a cercare il significato della parola “progetto”, una parola che mi piace tanto, ma alla quale, nel dubbio, ho voluto dare una rispolverata ( la trovate in fondo). Premetto che queste sono considerazioni e non hanno pretesa di essere verità assolute.

Allora.

Un progetto finisce quando ha esaurito la sua necessità. È il caso migliore. Si è portato a casa il risultato e del progetto rimane un percorso, che potrebbe essere raccontato, magari replicato ma che comunque ha accresciuto le esperienze di chi ci stava dentro.

Un progetto finisce quando non ci siano più i presupposti per poterlo far proseguire. Questi presupposti possono essere di ordine diverso: l’obiettivo non è più sostenibile a livello economico o umano; sono cambiate le condizioni ambientali; non è più utile allo scopo; è stato snaturato o ne sono state cambiate le traiettorie senza la condivisione di tutto il gruppo di lavoro; oppure finisce -trasformandosi in altro- per una semplice mancanza di fiducia nelle proprie o altrui capacità. Un progetto finisce se vengono a mancare le motivazioni o peggio, se non ci sono le competenze, questo é certo.

La mia visione del progetto è sempre stata legata ad un concetto fondamentale: insieme all’obiettivo ufficiale (la meta) ci deve sempre essere un investimento e una crescita per il capitale umano investito. Il tessuto di incontri, competenze, relazioni (il percorso) è quel valore che resterà comunque a prescindere che si arrivi o meno a vederla, quella meta.

Il mio spassionato consiglio è quello quindi di capire in che ruolo tu debba giocare la partita con l’obiettivo duplice di vincere (se possibile) e di crescere (fondamentale). Se poi ci si diverte pure… Bingo.

Cri.

progetto/pro·gèt·to/sostantivo maschile

  1. Ideazione per lo più accompagnata da uno studio relativo alle possibilità di attuazione o di esecuzione.”un p. di nuove costruzioni”
  2. Il complesso degli elaborati tecnici relativi ad un’opera da costruire.”il p. del nuovo acquedotto”
  3. In filosofia, nel pensiero di M. Heidegger (1889-1976), e in generale nelle filosofie di indirizzo esistenziale, modo di essere dell’uomo, che anticipa le proprie possibilità e perviene alla comprensione delle strutture del mondo.
  4. In pedagogia: metodo dei progetti, metodo didattico attivo, che orienta tutta l’attività scolastica verso un piano di lavoro intrapreso volontariamente e in comune dagli alunni.

Today special.

26 Maggio 2020

Le jeux sont faits, ora posso dirlo. Posso ufficializzare la mia fuoriuscita dal progetto “valvola”. Mi ci è voluto un po’ perchè fare i conti non è mai semplice e decidere di uscire da un progetto come questo non è esattamente come prendere la porta e via andare, tanto più che “valvola” è legata a doppio filo con Officine Creative Marchigiane con cui continuerò a collaborare, seppur in modo diverso.

Mi sono preso il mio tempo, amplificato anche dal lockdown, per mettere in ordine i pensieri e se possibile non agire sempre di puro istinto. Capire il perchè ad un certo punto si senta la necessità di tracciare un confine non è affatto scontato e spesso si è portati a delegare le responsabilità all’altra parte; capire invece è fondamentale per cercare di sbagliare meno la prossima volta. Darsi una direzione e giocare a carte scoperte è un mood a cui non voglio rinunciare.


Ma tu sei Valvola?


Questa domanda è il motivo per cui scrivo questo pezzo. Negli ultimi anni mi è stata rivolta un sacco di volte, ma negli ultimi mesi è diventata una stilettata poiché la risposta che davo non corrispondeva già più alla realtà dei fatti. No, non sono più “valvola”, ma lo sono stato.


Ideatore, co-fondatore, co-autore e disegnatore, mai proprietario unico. Valvola è stato per me, come già accaduto con altri marchi (Hotmilk, Open24hours, The Garage Creative Studio) il canale con cui ho scelto di comunicare. Ho sempre preferito giocarmela così, costruendo con altri delle camere dei giochi in cui dare forma comunicabile alle mie idee. Questi brand sono stati progetti, un po’ come un libro, che a un certo punto però finisce e senti di doverne iniziare un altro. Oppure come la biscia, che a un certo punto deve cambiare pelle, perchè è nella sua natura, ma sia chiaro: cambiare pelle non vuol dire non essere più biscia, eh!


Valvola è stata un’idea, un non luogo dove sperimentare ipotesi legate al racconto della comunicazione e all’importanza della cultura della curiosità e della creatività, usando il mondo t-shirt come finestra. Un laboratorio in cui confrontarsi con un team preparato ad appassionarsi e ad entrare in mischia, in un percorso sempre indissolubilmente legato al graphic design per la comunicazione.


Il progetto è nato con delle prerogative importanti che oggi, a mio vedere, non ci sono più o quanto meno sono cambiate così come il gruppo di lavoro con cui è nato, del resto. È mutata la natura e questo mi basta. Dopo 3 anni ancora non è possibile spiegare esattamente cosa sia e questo forse è la sua forza ma allo stesso tempo anche la sua fragilità.

Questo scritto non vuole dare un giudizio, “valvola” andrà avanti comunque, con una declinazione cool & fashion che inizialmente non era nel core del progetto, che mi auguro possa comunque essere un’esperienza positiva, ma che non mi corrisponde più.

Di “valvola” rivendico la co-proprietà intellettuale, quella visiva e pure quella dei contenuti del progetto originale. Ne riprenderò la mission, per lo meno la parte del racconto della comunicazione e dell’importanza della curiosità e la coltiverò insieme ai miei contenuti e alle mie idee, che hanno già trovato nuovi luoghi in cui lievitare.

Con la Rookie Farm Inc daremo sostanza ad un paio di progettini mooolto interessanti, come la Sberla™️, ad esempio, una e-bike con un tiro vintage da far paura. Con il mio nome (finalmente) firmerò non solo i lavori “di grafica” ma anche una linea di t-shirt, poster e sketchbook in tiratura super-limitata, mentre in forno cuociono un paio di collaborazioni importanti.

Quindi è un giorno speciale e si va, a gas aperto.

Vintage vectors

Continua la quarantena e continuo a riaprire vecchi files a cui cerco di dare una rinfrescatina. 6 frames che inquadrano 6 momenti ben precisi. Il carretto americano dell’hotmilk garage. Non l’avevo e quindi lo disegnai, un oggetto mitico visto solo nei film americani, l’inizio della carriera di un wheeler in salsa USA. Bellissimo. La boccetta della salsa piccante di ElectricaSalsa, un progetto che non ce la fece, dedicato almondo delle icone che comunque ho continuato a disegnare, per fortuna. Il triciclo, l’inizio in salsa Bella Italia. Il giglio Chil disegnato per gli scout del c.n.g.e.i. a rappresentare il gruppo di comunicazione che rivoluzionò per un periodo la comuniczione cartacea dell’associazione. Il plurilame di zerokw, il primo tentativo di agenzia. Anche qui il succo è rimasto. In ultimo la Camaro dell’Hotmilk Garage, la stampammo sulle shopper per comunicare il prossimo trasloco. Uno dei tanti, non l’ultimo. Il prossimo, non appena questa quarantena si concluderà.

Isacco, l’amico che ti sorride sempre!

Era nato come un gioco, un piccolo autofinanziamento per i boys scout. Un modo simpatico per “spillare” due soldi pro campi estivi.

L’idea era: una matrice semplice ma accattivante in stile un po’ monster jappo; un valore espresso (porta bene! ti sorride sempre, anche nelle difficoltà) non da classico porta fortuna ma più stile “sostegno” a prescindere; un nome atìpico (Isacco!) e una buona occasione per rispolverare in combo l’arte del cucito e il buon costume del recupero dei vecchi tessuti.