È stato un anno duro, in cui ho investito molto (troppo?) sul prossimo futuro, ma se ho coltivato bene l’anno prossimo dovrebbe essere uno di quelli di buon raccolto. Allora ragazzi davvero ci auguro un anno carico come un van pimpato & arrugginito come dopo una rapina da film, poi, se son fiori fioriranno, se son cachi… 😉
Un anno impegnativo, indubbiamente, dove ho cominciato a disegnare il mio prossimo futuro lavorativo. Ora un po’ di riposo, perché la tigna è tanta ma il tempo per ricaricarsi è un po’ più lungo. Ci si vede dopo la befana.
In Italia uscì come “la macchina nera” ma il titolo originale -al solito- era più forte e narrativamente parlando perfetto: “the car” un film del 1977 diretto da Elliot Silverstein giustamente annoverato tra gli horror e Ingiustamente trattato come un B-movie scomparve presto dalle nostre memorie, ma a mio parere, questa pellicola merita ancora oggi la giusta attenzione, senza dover per forza misurarla con altre del periodo, come “Duel” (1971, regia Steven Spielberg) o “Christine, la macchina infernale” (1983. John Carpenter su racconto di Mr. King). La Lincoln Continental Mark III demoniaca progettata -manco a dirlo- nel garage di George Barris (general lee, Red tomato, A-team van, coyote, etc.) è protagonista assoluta di un film in cui sacro e profano, road movie e horror convivono alla grande.
Questo poster sarà presto disponibile sul sito http://www.mymonkeys.it insieme a molti altri pezzi disegnati dal sottoscritto.
Quanti personaggi saranno morti nelle 264 puntate di “Murder, She wrote?” alla comparsa di Mrs. Angela Lansbury nei panni dell’inimitabile Jessica B. Fletcher? Chi di voi non ha pensato che oggettivamente la signora Fletcher portasse almeno un pochino di sfiga alle persone che passavano per Cabot Cove? Si può -dato questo- davvero immaginare che il personaggio interpretato magistralmente dalla Lansbury possa semplicemente morire? Chi poteva uccidere Jessica Fletcher se non la stessa Lansbury lasciando alla sua veneranda età questo triste mondo?
A parte gli scherzi credo che la Mrs. Angela sia stata l’interprete perfetta di questa incredibile serie nel rispettare gli stilemi del giallo all’inglese con quella spolverata di crime americano che non guasta mai. Ironica, magnetica, equilibrata e simpatica… nonostante il numero di morti da guerra civile.
Si scherza, eh, ma sono convinto che questa maglietta Miss Lansbury se la sarebbe pure messa.
Metti che un piccolo locale nel centro storico di Pesaro e il Pesaro Jazz Club si incontrino di fronte ad un ottimo bicchiere di vino… et voilà! Osteria in Jazz.
C’è stato un tempo in cui per vedere programmi tv d’oltreoceano ci si doveva affidare a improbabili reti regionali a 32 bit che trasmettevano show ripresi -pare oggi- con le telecamere di sicurezza tanto erano imprecise e fuori registro. Poi italia 1 vide il potenziale di quello strano circo e con Dan Peterson numero uno, sparò tutto in prime time. Lì conobbi il catch giapponese con dei lottatori acrobati incredibili dai nomi impronunciabili, tra loro c’era Antonio Inoki, un gentleman in mezzo ad una marmaglia di occhi a mandorla e improbabili cattivi: Abdullah the butcher, Baba, Andrè the Giant, Hulk Cogan e naturalmente Tiger Mask. O erano brutti, o erano maràgli o entrambe le cose, con i loro mutandoni fiammeggianti e le maschere che univano sacro e profano senza nessun ritegno. Ma Inoki, no. Capello moderatamente rockabilly, slippone e stivale nero, un mento infinito e portamento da vendere. Un gentleman che non ebbe timore a confrontarsi con Cassius Clay, per dire. Il catch aveva un decoro, un rigore, una tecnica ed uno stile che il wrestling americano ha ovviamente dimenticato, ma tant’è. Se siete curiosi, youtube ha un sacco di materiale.
Mi sono immaginato la campagna elettorale definitiva. Senza soggetto, senza identità, senza proposte. Ci sono solo un’esortazione basica (dai!) e un’affermazione vacua (so fare cose). A Breve pubblicherò la risposta dell’elettore che vorrei… perché diciamocelo…. non basta più il voto come risposta a questa partitica senza decoro.
Doveva essere dal 9 al 19, ma poi una serie di necessità mi hanno riportato alla consolle (quel che giusto è giusto) che poi non sono tanto i giorni quanto la qualità del riposo. Allora sapete che c’è? Mi prendo altri 5 giorni. “Non strappatevi i capelli, torneremo dopo una breve pausa” (cit.) Ci aggiorniamo, si? Tranquilli, stiamo lavorando per voi, tante news in arrivo.
Se il cibo è buono la gente torna, se l’oste è simpatico la gente torna, se si sta bene la gente torna, se racconti una storia credibile la gente torna. Se tutto questo c’è, serve un buon brand per non farlo più scordare.