Dall’alto.

Ho pensato a lungo se farlo. Poi mi sono detto che in questo periodo di cose troppo brutte, una briciola di bellezza non può certo far male e poi , a una certa, devi ascoltare la pancia e andare. Oggi Pesaro è stata proclamata Capitale della Cultura 2024, una grande opportunità in un momento orribile, perché solo la cultura potrà salvarci da questa nebbia di cattiveria, di ipocrisia e di presunzione.

La cultura è un valore che la treccani definisce ” l’insieme delle cognizioni intellettuali che, acquisite attraverso lo studio, la lettura, l’esperienza, l’influenza dell’ambiente e rielaborate in modo soggettivo e autonomo diventano elemento costitutivo della personalità, contribuendo ad arricchire lo spirito, a sviluppare o migliorare le facoltà individuali, specialmente la capacità di giudizio.” (qui trovate il resto)

Credo che la cultura sia anche amore per ciò che impari a riconoscere come essenziale e l’esigenza che ne consegue di trasmettere ad altri quel “bello” che ci circonda o meglio ancora di permettere ad altri di aumentare quel patrimonio che permea tutto… “quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società”.

Daniele Tagliolini per esempio era così, sapeva riconoscere la cultura e anche le persone che grazie al suo supporto avrebbero potuto raccontarla. Daniele se n’è andato troppo presto ma ci ha lasciato un modello che noi possiamo e dobbiamo imitare per continuare su quella strada che dev’essere lastricata di cultura e non solo di buone intenzioni e che ha bisogno dell’opera di tutti noi che restiamo.

La cultura è quella luce estiva del tramonto che ammorbidisce i colori dopo una giornata di calura, ma è anche una persona che ha trovato il suo ruolo nel mondo… tanta roba.

Lungo la Strada è uno di quei progetti in cui aveva visto qualcosa, qualcosa che neppure lo stesso autore e sottoscritto aveva potuto immaginare. Tutto doveva iniziare al Peglio, a casa sua. E allora il mio impegno e che da lì cominci e ora che guardo la torre campanaria che avevo disegnato un paio d’anni fa, mi accorgo che quell’omino che sale la scala per prendere la luna con le mani mi ricorda qualcuno.

Ciao Daniele.

Pane al pane.

Due nuovi marchi con due volatili “ad alto valore simbolico”. La colomba de “il fornaio pasticciere” di Pesaro e il colibrì arcobaleno per “Rainbow odv” l’associazione di mioccuggino Ivan Galli che da anni si occupa della scolarizzazione e della socializzazione dei bimbi del Myanmar, un’area dilaniata da un colpo di Stato infinito. Perché si muore anche fuori dal main stream.

In questo periodo è molto difficile per me disegnare identità visive, trovare la massima sintesi visiva di una narrazione relativa ad un’attività, per quanto piccola e per quanto lontana da una guerra, ad esempio. La confusione e lo smarrimento, lo sgomento e un crescente senso di impotenza non giocano a favore. Ma il mio è un lavoro da artigiano che deve portare dei nuovi segni nella città, possibilmente con mano felice e nella speranza che quei dettagli possano essere un buon veicolo di comunicazione per le cose che succedono. Il buon pane del Fornaio Pasticciere e le attività di Ivan lo sono, ad esempio.

Per la definizione del logo del fornaio sono state fondamentali la testa gentile di Nico Polidori e la perseveranza di Sara Caiazza, perché le cose belle si fanno con le persone belle.

Prove colore.

garage73

Settimane impegnative, nuovi progetti da valutare, nuove collaborazioni da mettere in atto, mentre i progetti nel cassetto, quelli che ancora non hanno trovato una loro collocazione, ti chiedono attenzione, pretendono che tu valuti se 1) valgono qualcosa e 2)se agli altri potranno interessare e 3) cosa fondamentale, in che forma. E quella attenzione gliela devi perché ci hai investito del tempo e loro come te ci hanno creduto.

Allora ecco che giunge l’ora di riprendere uno dei tuoi vecchi file, con tatto, con delle pinze li riappoggi sul tavolo di lavoro per provare una nuova variante colore, un formato, una spruzzata di impaginazione. Questo che vedete è uno di quei file, restaurato senza super bonus. Ora siete più rilassati e potete riprendere con l’anormale amministrazione.

I miei clienti non sono normali

Far, impresa edile. Perché un’impresa edile dovrebbe usare un furgone vintage in salsa “un mercoledì da leoni” per farsi pubblicità? Beh, ci sono tre motivi principali, il primo: nessuno l’ha mai fatto qui in zona, accostare il proprio brand ad un mood, ad uno stile di vita. Il secondo: raccontare l’approccio alle cose, al buon gusto, alla voglia di fare del bello funziona quasi sempre in pubblicità, non parli di quello che fai ma del risultato di quello che fai, insomma, senza bisogno di mettere mattoni e cazzuole puoi dire di essere uno in gamba in edilizia. Terzo ed ultimo motivo: è un pazzo, ma un pazzo che fa le cose per bene. Amen.

La narrazione illustrata.

didascalie illustrate

L’illustrazione (in questo caso in “flat” vettoriale”) è un elemento fondante del racconto, soprattutto in ambiente digitale, dove l’elemento visivo è parte dell’identità di marca (brand identity) potendo rappresentare il tono di voce e il sapore e i soggetti cardine che in un testo potrebbero perdersi. Il bilanciamento tra il narrato visivo e quello scritto determinano anche un’immediatezza di lettura che se opportunamente equilibrato può aumentare le proprie sfumature espressive. L’illustrazione flat si presta inoltre all’animazione, aggiungendo quindi la possibilità del gesto e del movimento, altri elementi determinanti per catturare l’attenzione di chi guarda.

Triglia di Bosco.

Triglia -al secolo Roberto Dormicchi è un appassionato di cucina, non un “semplice” chef e sapete perché? Perché è curioso, preparato nel suo mestiere e non si accontenta di fare (e farlo bene). Quello che fa lo insegna e lo comunica, facendo leva sul suo background e sul nostro territorio, che poi forse, alla fine… è la stessa cosa. Qui sotto una cosetta che mi ha chiesto da inserire nei suoi pacchi di Natale. Ah, una cosa fondamentale: l’ho conosciuto grazie al trio di happennino. Perché le cose non succedono mai per caso, ma per passione e curiosità di qualcuno.