Far10

Ford Transit 1971 – SuperVan

Nel casino di queste settimane dense di progetti che riaffiorano, si incrociano, si sovrappongono mi ero completamente dimenticato di pubblicare questa illustrazione vettoriale dedicata ai 10 anni di Far Impresa Edile. Ovviamente la scelta del furgone “pimpato” è stata definita perchè il soggetto somigliasse al Far, che dell’impresa è capo e lavoratore. Il ford transit 1971supervan è un esperimento di cui potete leggere qui, la base è un transit del ’64, se non ricordo male, con la giunta di un V8 di una GT40. Io ci ho aggiunto un po’ di colore, un po’ di adesivi e una tavola da surf. Questo disegno entrerà a far parte del progetto “garage73” di cui avete già intravisto qualcosa, ma insomma, non posso dirvi sempre tutto tutto.

La buona notizia? Abbiamo fatto anche le t-shirt. La cattiva Ne sono rimaste 5.

PLEASE INVADE US

A volte prevale lo scoramento. Ci sono momenti in cui davvero mi viene da pensare che con questo genere umano non ce la possiamo fare: la burocrazia, il governo ladro, il meglio quando era peggio, i ladroni, i maledetti, gli approfittatori e via discorrendo insomma. Ecco. In uno di quei momenti è nata questa grafica. Si, lo so, la mia amica Francesca Faedi (astrofisca e scopritrice di pianeti) mi ha detto che non è possibile che un giorno qualcuno di più illuminato di noi venga a invaderci per governarci meglio, ma a volte la speranza è un ottimo alimentatore di ottimismo. Poi l’idea infantile che una navetta spaziale una volta o l’altra mi aspiri il cane con un fascio luminoso per capire se l’essere intelligente è lui o sono io mi fa bene alla creatività.

La t-shirt la trovate sui profili social della Rookie Farm Inc.

Arbàlta.

Insomma, non è un segreto: trovare i giusti ingredienti e sposarli insieme nelle giuste dosi, con i giusti tempi non è cosa di tutti. Eppure la condizione che si crea è fondamentale per chi come me è alla continua ricerca di stimoli e confronti con le persone che guardano alle cose “con gli occhi degli innamorati” (cit. Filippo Polidori). Avere argomenti, saperli trasmettere, costruire progettualità sono i grandi temi che ci accompagneranno nei prossimi mesi e ne prossimi anni. Competenze, comunicazione, capacità di lavorare in team e immaginazione sono gli strumenti fondamentali per chi vuole costruire un futuro possibile nella propria professione, soprattutto se legata al proprio territorio di riferimento.

In questa edizione di Happennino ancora una volta abbiamo avuto la possibilità di vivere tutto ciò, in maniera molto reale e oserei dire con sano ottimismo. Difficile riassumere tutto, certe cose davvero vanno vissute, ma una cosa che ho imparato ve la voglio passare ed è una parola (a cui prima o poi darò la giusta forma grafica)

È una parola dialettale, una di quelle che per spiegarla in italiano non trovi il termine giusto. Da una breve ricerca ne ho trovate tracce anche in altri dialetti, ma il succo non cambia. Non è un’esclamazione ma un affermazione che non ammette repliche. C’è una variante in forma di “velata” minaccia (t’arbàlt’) ma non è il nostro caso. La situazione happennino ha fatto si che, in un contesto magico come quello di una corte nel centro storico di Mercatello sul Metauro (provincia di Pesaro Urbino, sulla strada che da Urbania va verso la Massa Trabaria) all’assaggio di una focaccia con la cipolla dello chef Roberto Dormicchi in arte TrigliaDiBosco in tandem con un bicchiere di Campodarchi di Terracruda e una ricotta di Cau & Spada qualcuno abbia sentenziato: “Arbàlta.” Applauso a scena aperta, sipario!

arbàlta

Chi c’era:

I ragazzi di Happennino, Wonder Grottole, Mente Nomade, Vittoria di Terracruda. Emilio di Cau & Spada, Roberto “triglia di bosco”, il direttore di Lonely Planet Italia, Vanity Fair, Vasco Feligini di Glocal Guides”, Agnese di Gentil Verde, Filippo Polidori di Polidori & partners, I Briganti di Cerreto e tante tante persone curiose.

Perchè si cammina?

Sembra un fuori tema, ma in realtà coltivare le proprie passioni è un fattore fondamentale per tenere pieni gli archivi dell’immaginazione. In questo settembre ho incontrato i ragazzi di va’Sentiero (guardatevi il loro sito!) e di Happennino, due realtà fantastiche su cui punto molto.

Quindi: perchè si cammina?

Lasciamo da parte l’aspetto ovvio della salute. Camminare fa bene. Mantiene il fisico in condizione ottimale e porta a cercare un’alimentazione equilibrata in linea con l’esercizio: essenziale, stagionale e ragionata.

Camminare con lo zaino in spalla è un esercizio d’essenzialità. Poche cose con te. Per coprirti, dormire, mangiare, magari prendere appunti. Nulla che ti costringa ad un attacco “elettrico”. Esiste solo una regola: porta ciò che le tue spalle riescono a sostenere. Camminare in compagnia è un laboratorio sociale. Ci si dividono i “pesi in comune”, si tiene il passo del più lento, ci si lascia prendere dalle altrui meraviglie, la stanchezza sgrassa il surplus e lascia l’essenza del dialogo, la voglia sana di comunicare, ci regala il tempo di conoscere meglio chi ci sta accanto.

Per questo la scelta dei compagni di viaggio è fondamentale. Camminare può mettere in crisi, quando lo zaino diventa più pesante. La lentezza del cammino dovrebbe essere un corso di laurea. Concede il tempo e spazio per osservare le cose attorno a te e di pensare liberamente. La lentezza ossigena il cervello e i pensieri, anche quelli più pesanti.

Il cammino è un’esperienza unica che ti insegna e ti fa vedere cose che altrimenti non potresti mai vedere, figuriamoci apprezzarle. Ma per camminare ci vuole un motivo, il tesoro dei pirati, la vetta dello scalatore, la meta per il giocatore di rugby. Vi racconto i miei sull’appennino e sul Sentiero Italia.

Le foreste.

Camminare nelle foreste è una magia. Migliaia di storie ascoltate hanno come elemento comune la foresta, c’è quella millenaria del Casentino (marche, toscana e romagna) che porta con se stupori e timori legati a sentimenti atavici dell’uomo, che della foresta si è alimentato, protetto, difeso e che poi tristemente ha distrutto e abbandonato.

I monasteri.

Il S.I .collima per un lungo tratto dell’italia centrale con il GEA, Grande Escursione Appenninica e con il cammino di San Francesco, lungo il quale si trovano monasteri che sono luoghi che ti avvicinano se non a Dio, sicuramente alla terra e al cielo. tra gli altri quello della Verna, immerso nelle foreste già citate del Casentino e un’altra lunga serie di cui alcuni abitati ed alcuni in cerca di un custode, come l’Eremo di Cerbaiolo (1216), appoggiato su una gigantesca roccia, che lo affaccia sull’umbria e la toscana. vicino a Pieve Santo Stefano. Un luogo mistico.

Le persone.

Quelle che sono con te.Quelle che ti vedono attraversare i loro luoghi, con un misto di curiosità e diffidenza. Che ti riempiono la borraccia se le fonti sono asciutte e ti indicano cose che una cartina non potrebbe mostrarti. Quelle che incontri sul e che pur non conoscendole sai che condividi con loro un sacco di cose importanti. Accoglienza, condivisione, confronto diventano elementi concreti e non parole vacque con chui sciaquarsi la bocca.

I luoghi.

Bellissimi, misteriosi, organizzati (come il museo del diario) abbandonati, curati, costruiti da mani che non conoscerai mai. Tettoie che ti offriranno un riparo dalla pioggia, un fazzoletto di prato in cui montare la tenda o dove stendere il sacco a pelo e vedere uno dei più belli spettacoli della natura: il cielo stellato. Insomma, l’appennino camminato è una continua scoperta di storie, non ultima il passaggio di Leonardo sul passo sopra a Lamoli per curiosare dei segreti della tinta blu. Quindi camminare stanca, rilassa, educa e seleziona. È un atto fisico che fa cultura se si impara a guardare oltre a quello che si vede.

Alcuni di questi scorci faranno parte del set di poster “Lungo La Strada”.

#vasentiero

Doveva succedere e succederà. Domenica e Lunedì la mia compagna ed io cammineremo con la crew di Va’Sentiero, un gruppo di persone straordinarie che sta realizzando un progetto che mischia innovazione progettuale, territorio e sostenibilità. Un progetto che è fatto di curiosità, relazioni, creatività e contenuti, conditi da una voglia di raccontare lo straordinario valore che passa nella spina dorsale d’Italia: Le Alpi e gli Appennini. Li ho conosciuti a Borgo Pace grazie ai ragazzi di Happennino e ora proverò a capire meglio cosa c’è dietro a questo progetto bellissimo e folle. non basterà un giorno, ma si sa… da cosa nasce cosa.

La settimana successiva sarò nel triangolo Borgo Pace, Lamoli, Peglio proprio con i ragazzi di Happennino ad ascoltare le voci del territorio per capire come sviluppare un ambito su cui sto investendo fortemente e cioè la comunicazione del territorio, uno dei nostri maggiori valori praticamente dimenticato dalle istituzioni locali, come dico spesso non basta conoscere, bisogna saper raccontare.

Joliet Blues 7474505-B

joliet blues poster

Allora, da dove cominciare?

The Blues Brothers, una pellicola del 1980 vista per la prima volta da bambino al cinema Ducale di Urbino. Uno di quei rari film che ti offre qualcosa ad ogni età da cui lo osservi. John Belushi e Dan Arkroyd, una coppia dello spettacolo, una miscela perfetta nella tradizione delle coppie di cui non capisci mai bene chi è la spalla di chi. I co-protagonisti del film? Una lista di musicisti e guest stars da mettere paura a qualsiasi mega produzione hollywoodiana. Un film che somiglia alla storia che racconta. L’incrocio di stili e l’ironia di una comicità all’americana che ci manca davvero? La cometa Belushi? Una storia di rivincita e talento da spaccare i cuori, seppur politicamente scorretta nei modi. Il fenomeno dei fratelli Blues nato ben prima del film? La dodge monaco “modificata” della polizia targata BDR 529 ILL scambiata con la “Cady”? I ray-ban più venduti della storia? Un film che oggi è anche storia del costume, della musica e della grafica anni 80. C’è da perdersi.

Insomma. Non se ne viene fuori e come sempre accade per i propri miti (e questa storia mito lo è) riuscire a mettere su carta qualcosa di sensato non è facile. Nel progetto Garage73 non poteva mancare la Dodge Monaco della Polizia che da simbolo del massimo machismo americano diventa, divelte le sirene e strappati gli stemmi, il simbolo della purezza della missione, della rivolta, della vera giusta causa e della disobbedienza quando necessaria.

Allora ho voluto ritrarla così. Fuori dal carcere di Joliet, in attesa che i Fratelli Blues si ricongiungano, all’inizio di un poema epico cavalleresco in salsa blues. Non potevo non lanciare questo poster sui BB proprio oggi, una calda domenica di agosto in cui a Pesaro, in piazza del Popolo, proietteranno il film in versione rimasterizzata e integrale, con intervista in diretta da Los Angeles, con John Landis, regista di questa pellicola ed altre mitiche. Credo sia la 200esima volta che lo rivedo, per dire.

Non sarà l’unico poster in cui tratterò il tema, sia chiaro. È un film troppo ricco per non ricavarne almeno un trittico. Questo poster sarà disponibile in formato 35×50, 50×70, 70×100 e 100×140.

Cos’è il numero 7474505-B? Eh no, non ve lo dico.

Garage73, il set di poster è pronto.

Eccoci qua, chiudiamo con un anteprima del set di 10 poster per il progetto Garage73. Un omaggio ad una serie di mezzi mitici, ritratti come lord inglesi: la mini, il ford pick up, l’honda monkey, il volvone 240, il land rover, la dodge monaco, il suzukino, lo scout harvest e il mitico beetle. Spero vi piacciano, da settembre saranno disponibili su ordinazione in formato 35×50, 50×70 o 70×100 e in autunno, ad essere bravi bravi, disponibili anche nel nuovo store (non cercatelo, è in allestimento).

A presto qualche dettaglio in più.